sabato, 30 settembre 2006

Ma certe cose *vengono* in mente per via delle seghe mentali?


Bah...

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lunedì, 25 settembre 2006
La poesia lacera l'anima. La poesia uccide la mano. Taglia a pezzi il cuore. Sbriciola i pensieri e brucia sulle labbra. La poesia illude e salva. La poesia chiude e apre. La poesia non è il sospiro di un uomo, ma è l'urlo straziato di una partoriente. La poesia è dolorosa come la Vita, è gonfia come un sesso, è tesa come l'arco. La poesia non è equilibrio. La poesia è coraggio. è sangue, è un campo di battaglia.

Anche sotto il verso più leggero si nasconde la tensione. Tra le parole d'amore si nasconde la morte. Nel silenzio di un verso si nasconde la paura.


E oggi piove e io non posso non pensare a questa poesia. E vorrei farla leggere anche a voi, vorrei che la leggeste lentamente, con calma, assaporando una parola dopo l'altra, lasciando che vi entri nell'anima, che vi passi sotto pelle e vi stordisca.


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginestri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
l'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come un foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancora trema, si spegne,
risorge, treme, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontane,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

("La Pioggia Nel Pineto", G. d'Annunzio)
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giovedì, 21 settembre 2006




Ho nostalgia della camminate senza fine. Ho nostalgia dello zaino che pesa e della pioggia che ti bagna anche le mutande nonostante la mantellina. Ho nostalgia delle corse in bici per arrivare primi alla Caccialanza e scegliersi il posto più bello per montare la tenda. Ho nostalgia della messa di don Angelo che ti scalda l'anima e ti fa credere che un dio davvero esiste. Ho nostalgia del fuoco che ti scalda la pelle mentre canti a squarcia gola sotto le stelle. Ho nostalgia degli scherzi, dei picchetti che misteriosamente spariscono, ho nostalgia dei maglioni ruvidi che ti riparano dal feddro. Ho nostalgia delle chitarre che suonano senza fermarsi mai. Ho nostalgia della tenda piena di buchi, che poi però sta in piedi lo stesso. Ho nostalgia delle pentole da lavare nell'acqua fredda al buio. Ho nostalgia degli scarponi la domenica. Ho nostalgia del freddo delle mattine di dicembre. Ho nostalgia della paura di partire e della voglia che poi invece non si torni più. Ho nostalgia di tutte le domeniche in bici e ho nostalgia della voglia di parlare, confrontarsi scherzare e tornare seri e costruire qualcosa di bello. Ho nostalgia di fare qualcosa di grande insieme a tante persone.



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martedì, 19 settembre 2006
Un loft bellissimo all'ultimo piano di uno dei più alti grattacieli di New York. Entrando nella stanza da letto avevi davanti a te una vetrata enorme, alla tua destra una libreria bianca bellissima piena di libri e poi ancora la vetrata. Sulla sinistra un letto matrimoniale molto grande, con il copriletto blu di tessuto un po' grezzo, spesso. La testata di legno nero. Tappeti e lampade etniche si combinavano in modo impeccabile con la moderna teconologia. In fondo alla stanza un lungo tavolo bianco, perpendicolare al letto, con tante sedie di tessuto nero. Da questa enorme stanza si passava direttamente alla cucina, rossa e bianca. Il piano era a ferro di cavallo con tanto di bancone da bar e con sgabelli di legno chiaro e doppio piano cottura. Un grande tavolo e anche lì tante sedie. Dalla cucina si accedeva alla stanza degli ospiti e al bagno. La prima aveva le pareti dipinte con colori molto caldi, giallo e arancione, ed era dotata di un grande armadio bianco. Il letto, non matrimoniale, era però abbastanza grande per due persone. Il bagno era interamente ricorperto di piastrelle di colore verde,calmo e tranquillo, rilassante. C'erano sia la doccia che l'idromassaggio, due water, un bidet e un enorme lavandino.
In tutta la casa (tranne il bagno) c'era il parquette.
In più quel giorno si disputava il Gran Premio di Formula Uno di New York, che si poteva vedere benissimo dalla vetrata della prima stanza. La vetrata, per evitare inconvenienti molto spiacevoli, era dotata di una balaustra di vetro opaco rifinito in acciaio. Così ci si poteva appoggiare senza sporcare il vetro o finire di sotto. Alla stessa altezza dell'appartamento volavano tanti elicotteri carichi di troupe televisive che riprendevano la corsa. In più grandi autobus rossi, a due piani (che arrivavano direttamente da Londra) svolazzavano pieni di turisti.

[voce fuoricampo]: "Stiamo atraversando uno dei più ricchi quartieri di New York, potete vederne la bellezza e....CAVOLO, non ho mai visto un appartamento così bello! guardate anche voi!!"

Centinaia di occhi puntati direttamente verso l'appartamento, il rumore delle eliche e del motore dell'autobus è assordate, un po' intimidità da tutta questa popolarità alzo la mano e saluto i turisti, che ricambiano con una fiumana di flash. Arrivano scondizolando due bellissimi golden retriever che abbaiano gioiosi.

Poi mi affaccio dall'altra parte della vetrata e la luce del tramonto fa scintillare il mare e illumina la stanza che risplende e il pelo dei cani e ancor apiù dorato. io sorrido e sono felice.


E quindi mi sveglio. Ok, per fortuna sognare non costa niente! Ripenso velocemente al sogno e mi torna alla memoria un piccolo particolare:
l'appartamente non ha la porta. Si, per entrare bisogna usare un montacarichi che arriva fino alla finestra della cucina dalla quale si entra *molto comodamente*.
E pensando al montacarichi mi ritorna in mente anche quelal parte di sogno in cui mia madre dice: " ma io non salirei mai su un montacarichi!E se cadessi?!" e io, con il sorriso più candido della terra, : "Se cadi, torni su!" Quando facevo equitazione a me rispondevano sempre così...

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sabato, 16 settembre 2006
dopo  la  tempesta


"Listen as the wind blows from across the great divide
voices trapped in yearning, memories trapped in time
the night is my companion, and solitude my guide
would I spend forever here and not be satisfied?

And I would be the one
to hold you down
kiss you so hard
I'll take your breath away
and after, I'd wipe away the tears
just close your eyes dear"


(I'll take your breath away, Sara McLachlan)
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