Un loft bellissimo all'ultimo piano di uno dei più alti grattacieli di New York. Entrando nella stanza da letto avevi davanti a te una vetrata enorme, alla tua destra una libreria bianca bellissima piena di libri e poi ancora la vetrata. Sulla sinistra un letto matrimoniale molto grande, con il copriletto blu di tessuto un po' grezzo, spesso. La testata di legno nero. Tappeti e lampade etniche si combinavano in modo impeccabile con la moderna teconologia. In fondo alla stanza un lungo tavolo bianco, perpendicolare al letto, con tante sedie di tessuto nero. Da questa enorme stanza si passava direttamente alla cucina, rossa e bianca. Il piano era a ferro di cavallo con tanto di bancone da bar e con sgabelli di legno chiaro e doppio piano cottura. Un grande tavolo e anche lì tante sedie. Dalla cucina si accedeva alla stanza degli ospiti e al bagno. La prima aveva le pareti dipinte con colori molto caldi, giallo e arancione, ed era dotata di un grande armadio bianco. Il letto, non matrimoniale, era però abbastanza grande per due persone. Il bagno era interamente ricorperto di piastrelle di colore verde,calmo e tranquillo, rilassante. C'erano sia la doccia che l'idromassaggio, due water, un bidet e un enorme lavandino.
In tutta la casa (tranne il bagno) c'era il parquette.
In più quel giorno si disputava il Gran Premio di Formula Uno di New York, che si poteva vedere benissimo dalla vetrata della prima stanza. La vetrata, per evitare inconvenienti molto spiacevoli, era dotata di una balaustra di vetro opaco rifinito in acciaio. Così ci si poteva appoggiare senza sporcare il vetro o finire di sotto. Alla stessa altezza dell'appartamento volavano tanti elicotteri carichi di troupe televisive che riprendevano la corsa. In più grandi autobus rossi, a due piani (che arrivavano direttamente da Londra) svolazzavano pieni di turisti.
[voce fuoricampo]: "Stiamo atraversando uno dei più ricchi quartieri di New York, potete vederne la bellezza e....CAVOLO, non ho mai visto un appartamento così bello! guardate anche voi!!"
Centinaia di occhi puntati direttamente verso l'appartamento, il rumore delle eliche e del motore dell'autobus è assordate, un po' intimidità da tutta questa popolarità alzo la mano e saluto i turisti, che ricambiano con una fiumana di flash. Arrivano scondizolando due bellissimi golden retriever che abbaiano gioiosi.
Poi mi affaccio dall'altra parte della vetrata e la luce del tramonto fa scintillare il mare e illumina la stanza che risplende e il pelo dei cani e ancor apiù dorato. io sorrido e sono felice.
E quindi mi sveglio. Ok, per fortuna sognare non costa niente! Ripenso velocemente al sogno e mi torna alla memoria un piccolo particolare:
l'appartamente non ha la porta. Si, per entrare bisogna usare un montacarichi che arriva fino alla finestra della cucina dalla quale si entra *molto comodamente*.
E pensando al montacarichi mi ritorna in mente anche quelal parte di sogno in cui mia madre dice: " ma io non salirei mai su un montacarichi!E se cadessi?!" e io, con il sorriso più candido della terra, : "Se cadi, torni su!" Quando facevo equitazione a me rispondevano sempre così...