I soli rapporti intensi che ho con mio padre sono legati ai soldi. le volte in cui mi ritrovo a fissarlo chiedendomi cosa davvero abbia in testa è quando parliamo di denaro. O meglio, lui parla e io lo ascolto. Non che non sappia le cose, forse non tutto e bene come lui, ma posso dire in generale di sapermela cavare. Mio padre è convinto che senza di lui io non sia in grado di saper fare nulla. E' freddo, calcolatore, misura la mia vita in base ai soldi che spendo abitando fuori casa, controlla i conti, i prelievi. Vuole che a Natale non spenda per i regali e che ai compleanni sia parca. Mi fa arrabbiare, vorrei che fosse diverso. Come quando ero piccola e lui era un mito.
Ma per me mio padre ha smesso presto di essere un mito. Le mie amiche erano quasi tutte "innamorate" del loro padre, non facevano altro che tessere le lodi dei loro papà e raccontare quello facevano insieme la sera o la domenica con gli occhi luccicanti. Mio padre esce presto la mattina e torna tardi la sera. Lui lavora, ha sempre lavorato. Lui non mi ha mai letto fiabe, non ha mai giocato con me, non abbiamo fatto castelli di sabbia. Mio padre non costruisce mai castelli di sabbia, lui parte dalle fondamenta e alza case serie, solide.
E ora lo so che è questo il suo modo di volermi bene, di dirmi che mi ama, che mi vuole proteggere, che per lui sono la ragione più importante per cui la sera fa sempre tardi e lavora anche quando ha la febbre e non sta bene. Però vorrei che ancora, ogni tanto, mi prendesse la mano e mi accompagnasse, come ha fatto al mio primo giorno di scuola. Perchè io ti ho visto, papà, che mentre andavi via un po' piangevi...